Kenniston pensò d’un tratto che ella forse non aveva mai udito parlare di violenza. Nel momentaneo silenzio che seguì, l’impeto e il vociare della folla crebbero e, d’un tratto, Norden Lund scoppiò a ridere.
«Ve lo avevo detto che non era questo il modo di trattare con i selvaggi» disse. «Faremmo meglio ad andarcene.»
«No!» Sicura, nel suo orgoglio, sicura dell’autorità di cui era investita dalla Federazione delle Stelle, sicura della sua provata abilità come amministratrice, Varn Allan non voleva assolutamente fuggire davanti alle urla di una folla. Si volse nuovamente a Kenniston, con la voce perfettamente calma e tagliente come una lama.
«Credo che voi non comprendiate» disse. «Quando un ordine viene emesso in nome del Comitato dei Governatori, quell’ordine dev’essere eseguito. Vorrete perciò informare di ciò il vostro sindaco, e ordinargli di disperdere la sua popolazione... e subito!»
Kenniston strinse i pugni e gemette.
«Per l’amor del Cielo...» cominciò. Ma il sindaco, in quel momento, ansioso, bellicoso, impaurito, lanciò lui stesso la fiamma della rivolta.
«Dite loro che faranno meglio ad andarsene in tutta fretta!» urlò con voce abbastanza forte da essere chiaramente udito dalla folla. «Dite loro di andarsene, oppure li cacceremo noi!»
«Cacciamoli!» gli fece eco un uomo della prima fila, subito seguito da un altro, da cento altri. «Cacciamoli! Cacciamoli!» Le grida salirono al massimo e la pressione della folla dilagò al di là della porta. Se anche i soldati l’avessero voluta trattenere, non l’avrebbero più potuto fare.
Kenniston colse, in un attimo, tutto un caleidoscopio di visi umani diversamente atteggiati. La donna anziana del gruppo aveva la bocca spalancata in un grido. Gli altri funzionari avevano gli occhi increduli, come se non potessero credere a ciò che vedevano. Varn Allan aveva le guance infuocate d’ira repressa. Lund indietreggiava già, con un’espressione mista di timore e di trionfo dipinta sul viso.
Varn Allan disse ancora: «Se osate toccare i funzionari della Federazione...»