«Tornate alle vostre navi!» urlò Kenniston con quan­ta voce aveva. «Andatevene via!» La prima ondata della folla era già su di loro. Urla, pugni tesi, piedi in corsa. Ur­lavano inferociti contro Varn Allan perché era lei a capo di tutti gli altri. Kenniston vide il pericolo imminente, il peri­colo che non si poteva più scongiurare. Afferrò allora Varn Allan per un polso e cominciò a correre verso il Thanis tra­scinandola con sé. Gli altri funzionari, compreso Lund, si erano già dati alla fuga. Fuggivano tutti, verso la nave spa­ziale.

Kenniston continuò a trascinare con sé Varn Allan e, per alcuni secondi, ella non fece alcuna resistenza. Capì più tardi che quella doveva essere stata la prima volta che ella aveva dovuto cedere alla forza fisica, e che era perciò troppo stupe­fatta per pensare di opporre resistenza. Poi, tutt’a un tratto, la donna gridò irosamente: «Lasciatemi andare!» e puntò i piedi saldamente nella sabbia.

La folla si appressava a loro come un’ondata. Non era il momento di far complimenti, Kenniston le diede allora uno strattone al polso, che le fece perdere l’equilibrio, e ricomin­ciò nuovamente a correre, trascinandola di peso. Poi, mentre il Thanis era ormai vicino, Kenniston inciampò d’un tratto nella sabbia, e Varn Allan si liberò di lui.

Mentre si agitava per rimettersi in piedi, Kenniston vide un pallido raggio di luce scaturire dal fianco dell’astrona­ve. Il raggio compì un lungo semicerchio, sollevando un urlo di raccapriccio dalla folla. Poi colpì anche lui e, questa volta, il colpo fu fortissimo. Ricadde nella sabbia e vi rima­se, come morto, assolutamente immobile e privo di cono­scenza.

Quando tornò in sé, si trovava disteso su una cuccetta, mentre le dita potenti di Gorr Holl gli stavano massaggiando i centri nervosi lungo la colonna vertebrale.

«Grazie agli dei, hai ripreso conoscenza! Sono ormai due ore che ti sto massaggiando!»

Kenniston si mise penosamente a sedere. Si trovava in una piccola cabina senza finestrini, arredata con uno scrit­toio e una sedia adatta alla grossa dimensione di Gorr Holl, e capì allora che doveva trovarsi all’interno del Thanis.

«In che modo sono arrivato qui?» domandò. Gli riusci­va ancora difficile parlare. La sua lingua, come tutto il suo corpo, sembrava insensibile e pesante come piombo.

«Varn Allan ha ordinato di portarti qua dentro. Ha capi­to più tardi che cercavi di salvarla, e che farti abbattere era stato un errore. Ha ordinato di farti rinvenire il più presto possibile.»

Kenniston era troppo intontito per fare del sarcasmo. Ge­mette ancora e mormorò: