La voce tagliente di Varn Allan lo stava ora sfidando.
«Consentite ad andare? Rispondete in fretta...! Non resta ormai che poco tempo per notificare la cosa al vostro popolo, prima che l’attacco venga sferrato.»
Il ricordo di quell’imminente attacco, che avrebbe significato il disastro irrevocabile della sua gente, irrigidì Kenniston. Doveva evitarlo, a qualsiasi costo.
Inspirò profondamente: «Sì!» affermò con voce ferma. «Andrò!»
«In questo caso, amministratrice Allan» disse l’uomo più vecchio «ritirerete le navi spaziali dalla Terra, entro due ore al massimo.» Così dicendo si alzò, facendo segno che il colloquio era terminato. E aggiunse: «Notificherò la richiesta di appello al Comitato dei Governatori.»
Lo schermo si fece bianco. Varn Allan guardò Kenniston, e disse: «Farete bene ad andare subito ad avvertire il vostro popolo.»
Kenniston capì, mentre usciva, che Varn Allan era irata, molto irata. Ma Lund sembrava stranamente soddisfatto.
Con la massima rapidità, Kenniston percorse il tratto di deserto che lo separava dalla porta della città; e a ogni passo che faceva, diventava sempre più chiara in lui l’incredibile realtà della sua imminente avventura.
“Te ne vai dalla Terra. Rientrerai in una nave, in quella astronave, e ti staccherai dalla Terra per avventurarti nello spazio, fuori dell’atmosfera della Terra, nell’universo, fra le stelle...”
Quel pensiero gli dava una specie di vertigine, un senso insopprimibile di repulsione. Capiva che non doveva pensarci, che non doveva pensare a quel balzo immenso nello spazio... non doveva pensarci, altrimenti quel pensiero lo avrebbe sopraffatto.