«Le navi spaziali se ne andranno. Partiranno fra due ore, e io andrò con loro. Ho presentato appello, contro l’evacuazione, al loro Comitato dei Governatori.»
Un silenzio attonito regnò su tutti, dopo quelle parole. Lo guardavano sbalorditi, senza comprendere, eccetto Hubble, che aveva subito capito di che si trattava.
«Buon Dio, Ken...!» esclamò lo scienziato. «Tu... a Vega? Ma servirà a qualche cosa?»
«Lo spero» disse Kenniston. E senza badare agli altri si rivolse a Hubble spiegandogli rapidamente come stavano le cose. Poi concluse: «Vi è ancora una possibilità che io possa far comprendere loro il nostro caso, e li convinca a lasciarci in pace.»
Il sindaco Garris pareva avesse solo allora cominciato a intuire. Il suo viso si era come trasformato... c’era ora in quel viso una speranza ansiosa, la stessa che si faceva strada anche nei visi degli altri.
Kenniston capiva quanto disperati avevano dovuto sentirsi, prima del suo arrivo. Tutti loro, i soldati, l’intera popolazione, si erano resi conto della futilità di una simile lotta quando si erano accorti della potenza del raggio paralizzante. Si erano convinti che combattevano una battaglia già persa sin dall’inizio. E ora, egli aveva suscitato la speranza di un’altra possibile via di uscita.
«Ora sì che va bene» disse Garris con voce ansiosa e malferma. «È quello che avevo pensato sin da principio. Una cosa che fosse perfettamente legale, una discussione pacifica. Non potevo consentire che il mio popolo fosse fatto oggetto di violenza.» Si interruppe, sopraffatto dall’ansia e dalla speranza. Afferrò una mano a Kenniston, e proseguì: «Farete del vostro meglio per tutti noi, lassù, Kenniston! Lo so che lo farete! Non possono essere tutti così testardi come quella donna maledetta!»
E, del tutto rianimato, Garris si volse alla folla ansiosa e gridò: «Va tutto bene! Non si combatte più, per ora. Il signor Kenniston andrà di persona nel mondo da cui quella gente è venuta, per discutere la cosa col loro Governo e chiedere che ci trattino nel modo più giusto!»
Scoppiò un lungo applauso. Mentre quegli applausi ancora duravano insistenti, il sindaco impallidì nuovamente. Un nuovo pensiero gli aveva attraversato la mente. Si rivolse a Kenniston, per chiarire il suo dubbio.
«Ma se qualcuno dovrà andare là per rappresentarci, forse vorranno che il sindaco...» Kenniston lo ammirò davvero, stavolta, mentre Garris cercava di pronunciare quelle ultime e, per lui, spaventose parole «... forse, come sindaco, dovrei andarci io?...»