Kenniston scosse prontamente il capo.
«Siete necessario qui, signor Garris» lo rassicurò. «E, d’altra parte, non parlate la lingua. Perciò la vostra partenza sarebbe inutile.»
«Già, è così!» fece il sindaco, cominciando a respirare nuovamente. «Naturalmente, è così! Già, infatti. Ebbene, Kenniston, che possiamo fare per aiutarvi? Qualsiasi cosa che...»
«No, non ho bisogno di nulla» rispose Kenniston. «Non ho molto tempo. Debbo solo prendere alcune cose personali e salutare qualcuno. Hubble, vuoi venire con me?»
Hubble assentì. E mentre si allontanavano, dirigendosi rapidamente all’interno della città, udirono il sindaco che gridava, tutto rincuorato, per spiegare più minuziosamente alla folla la notizia, e udirono le esclamazioni di sollievo e di giubilo di tutta la popolazione.
Quella gente si era vista sul punto di essere gettata in una lotta contro armi alle quali non avrebbe potuto resistere, e ora, improvvisamente, non si sarebbe più combattuto; le navi spaziali se ne sarebbero andate; uno di loro sarebbe anzi partito per cercar di convincere il Governo delle Stelle che non poteva sloggiare in quel modo tutti gli uomini della Terra. Ogni cosa andava bene, dunque!
Kenniston gemette: «Vorrei che non fossero così maledettamente sicuri! Questo è solo un rinvio!»
«Quali probabilità vi sono, Ken?» chiese Hubble. «Questo fra noi, naturalmente, in confidenza.»
«Se debbo dire la verità, Hubble, non lo so nemmeno io! Mi sono impigliato in una specie di congiura sotterranea che non riesco ancora a comprendere pienamente.» Gli raccontò poi ciò che Gorr Holl gli aveva confidato, e aggiunse: «Gorr e tutti gli umanoidi sono dalla nostra parte, ma può darsi che si valgano di me unicamente come di un’ultima risorsa contro la Federazione delle Stelle. In ogni modo, farò del mio meglio.»
«Lo so, che farai del tuo meglio» disse Hubble. «Vorrei tanto venire con te... ma sono troppo vecchio, e qui hanno bisogno di me.» Poi aggiunse: «Andrò a chiamare Carol, mentre prepari le tue cose per la partenza.»