Poi Kenniston si avviò rapido verso la porta della cupola, accompagnato da Hubble. Tutta la città era ora vibrante di una nuova speranza, di una nuova eccitazione, che si accentrava sulla sua persona. Ma Kenniston tremava, in cuor suo, al pensiero di ciò che lo attendeva.
Vedeva appena i visi tra la folla, che lo guardavano con ansiosa speranza, mista a rispetto. Udiva appena le voci che gli gridavano: «Buona fortuna, signor Kenniston! Buona fortuna!» Oppure gli ricordavano il suo compito: «Dite a quella gente che non vogliamo andarcene! Diteglielo!»
Col cuore sconvolto, Kenniston uscì dalla città, attraversò il tratto di pianura desolata, e gli sportelli ermetici di quell’incredibile quanto paurosa astronave, si aprirono per accoglierlo.
15
In missione, per la Terra
No! Kenniston non avrebbe mostrato alcun timore! Tutti si aspettavano, nella nave spaziale, di vederlo sconvolto dalla paura, e lo osservavano, di sottecchi, con sguardi pieni di interesse e non privi di un’espressione leggermente canzonatoria. Ma Kenniston serrò i pugni nelle tasche dei pantaloni e decise fermamente che li avrebbe delusi tutti.
Aveva paura, sì. Una cosa era leggere, parlare e discutere di viaggi spaziali; un’altra cosa, e assai più dura e spaventevole, era viaggiare realmente nello spazio, lasciare, con un balzo immane, la solida Terra, per irrompere nel vuoto incommensurabile di una voragine senza mondi.
Se ne stava ritto, con Gorr Holl e Piers Eglin, sul ponte interno del Thanis,guardando avanti a sé, attraverso i finestrini ricurvi, e una sensazione gelida, di repulsione fisica, gli attanagliava le viscere.
«Non è poi tanto emozionante come credevo...» disse con voce un poco malferma. «Solo quelle stelle là, davanti a noi...»
Lottava contro l’impulso istintivo di afferrarsi a qualche cosa per non cadere. No, non lo avrebbe fatto. Non avrebbe mai fatto una cosa simile, mentre quegli uomini dal viso abbronzato, dietro a lui, da tempo abituati a viaggiare nelle profondità dello spazio, lo osservavano curiosamente.