«Secondo tutte le dimostrazioni matematiche, sì.»
Kenniston esitava ancora, e Gorr Holl disse: «La decisione dovrebbe essere presa dal tuo popolo, Kenniston, e non da te... intendo dire la decisione di assumere quel rischio. Si tratta di una piccola popolazione che potrebbe essere assai facilmente trasportata altrove, durante la prova, finché ogni pericolo sia scomparso.»
Questo era vero. Non doveva aver paura di prendere impegni troppo decisivi per il suo popolo, perché non ne aveva l’autorità. E poteva essere una soluzione. Poteva esserlo davvero!...
«Siamo d’accordo, allora?» domandò Lal’lor. «Arnol è mio amico da molti anni, e posso fargli avere subito un messaggio perché ci venga incontro al nostro arrivo. Può aiutarti a preparare l’appello.»
Kenniston li guardò. Guardò i visi familiari di quei tre umanoidi. Doveva fidarsi di loro, doveva accettare le loro dichiarazioni sulla parola. All’improvviso capì che poteva fidarsi di loro.
«Benissimo!» disse. «Credo che qualsiasi speranza sia meglio di niente.»
«Allora, siamo d’accordo» concluse Lal’lor, tranquillamente.
Kenniston rimase un poco senza respiro, come se avesse preso una decisione irrevocabile, molto al di là delle sue intenzioni. Gorr Holl gli lanciò uno sguardo penetrante e disse: «Hai bisogno di qualche cosa, Kenniston. E credo di sapere cosa.»
Uscì e ritornò di lì a poco con un grosso flacone piatto di metallo grigio. Sorrise, mostrando i denti, in quel modo che pochi giorni prima aveva spaventato la popolazione di Middletown.
«Fortunatamente» sorrise «non facendo parte del personale di navigazione, non ci è vietato, come personale tecnico, di prendere degli stimolanti. Prendi dei bicchieri, Magro.»