Magro prese solo tre bicchieri di plastica.

«Il nostro saggio Lal’lor» disse «preferisce stimolarsi con le equazioni.»

Lal’lor approvò sorridendo. Gorr Holl versò con cura un li­quido limpido nei bicchieri.

«Prova questo, Kenniston!»

Quel liquido aveva uno strano sapore di muffa, di mu­schio. Poi, parve esplodere nello stomaco di Kenniston, man­dandogli ondate di calore fino alla punta delle dita. Quando poté nuovamente respirare, balbettò: «Ma che diavolo è, questa roba?»

«È distillato da alcuni funghi dei nostri mondi di Capella» spiegò Gorr Holl. «Forte, vero?»

Kenniston, dopo aver bevuto un altro sorso, sentì svanire un poco le sue preoccupazioni. Sedette, più rilassato, ad ascoltare quei figli di altri mondi lontani, che parlavano. Sa­peva che parlavano per cercare di rasserenarlo.

«I primi viaggi possono essere molto duri» diceva Ma­gro. Era accovacciato sulla cuccetta come un gatto addor­mentato, con uno splendore sognante e remoto negli occhi felini. «Ricordo il mio primo viaggio. Attraversammo le Pleiadi con le macchine che funzionavano a energia ridotta, e i piccoli mondi si affollavano attorno a noi come api infero­cite.»

Gorr Holl assentì con un cenno.

«Ti ricordi» disse «quella caduta sulla stella Algol? Ho perduto degli ottimi amici, in quel disastro. Una tomba geli­da e profonda nel vuoto!»