«Sì. Sarebbe per lui un passo avanti. E per compiere quel passo commetterebbe senza esitazione un’ingiustizia. Di questo sono sicura.» Varn Allan si piegò verso di lui. «Lund vede, in questo problema della Terra, un’occasione senza pari per farsi avanti. La vostra inaudita irruzione in questa epoca, dal lontano passato, ha creato un immenso, un tremendo interesse per voi. E molti mondi si interesseranno al vostro caso.»
Nella sua ansia, Varn Allan si era alzata e stava ritta di fronte a lui, parlando con cura, scegliendo bene le parole, per fargli chiaramente capire ciò che voleva.
«Se Lund riuscirà a dominare la seduta, se potrà presentare una prova sensazionale che io ho commesso un errore nel trattare il problema della Terra e che egli ha previsto come sarebbero andate le cose, allora avrà modo di distinguersi agli occhi di tutti.»
Kenniston era sicuro di aver completamente compreso, ma, celando i propri sentimenti, domandò: «Allora, temete che Lund tenga in serbo un colpo di scena per quella seduta?»
«Sì» confermò Varn Allan. «So che ha in mente qualche cosa. Ha mostrato un’aria trionfante fin dal momento che siamo partiti. Ma che cos’abbia in mente, non lo so.»
Guardò Kenniston, preoccupata, poi riprese: «Lo sapete, forse, voi? Vi è qualche aspetto del vostro popolo, di questo problema della Terra, che Lund potrebbe usare alla seduta come un’arma?»
Kenniston si alzò. La guardò in viso, e scoppiò in una risata. Era una risata amara, irosa, in cui sfogava tutto il risentimento che aveva sentito per lei sin dal principio. Ella lo guardò sorpresa, senza capire.
«Questo» sbottò Kenniston «è molto divertente, davvero! Siete venuta sulla Terra come rappresentante legale della Federazione, come suprema autorità, ci avete considerati tutti come un branco di pecore, ci avete ordinato questo e quello e non avete nemmeno voluto ascoltare ciò che i poveri esseri primitivi avevano da dire. E poi, a un tratto, quando il vostro prezioso posto è in pericolo, correte da me perché vi aiuti a salvarlo!»
Il viso di Varn Allan, a quelle parole, divenne pallidissimo, incredulo, i suoi occhi azzurri fiammeggiarono, la sua persona sottile si eresse, rigida e tesa.
Kenniston proseguì, sempre più adirato: «Sapete che vi debbo dire? Non me ne importa un accidente di chi sarà amministratore, se voi o Lund! Né l’una né l’altro siete della mia razza. Se vi prenderà il posto, se avrà più potenza e autorità di voi... questo non muterà affatto le cose, né per me né per il mio popolo.»