«Sta bene, dimentichiamo tutto questo» disse, rigida­mente. «La colpa è stata mia, perché mi sono lasciata vince­re dalla collera, come...»

«Come un primitivo» disse Kenniston, terminando la frase per lei.

«Esattamente, come un primitivo» ella confermò, a denti stretti.

Kenniston scoppiò a ridere. La sua ostilità per lei e per la sua gente non era svanita, ma aveva perduto quel risenti­mento provocato da un senso di inferiorità che lo aveva tur­bato e irritato sin dal primo momento che l’aveva vista.

L’aveva perduto da quando ella, da funzionaria competen­te e autoritaria, si era rivelata come una ragazza preoccupata e indifesa.

«No, no, non rido di voi!» disse, rapidamente, nel timore che ella lo fraintendesse. «E ora ditemi, perché avete rite­nuto necessario parlarmi dell’atteggiamento di Lund?»

«Per salvare il mio rango e il mio posto!» ella motteg­giò, amaramente. «Perché avevo paura di perderli, di...»

«Già, avete ragione. Ma vi ho fatto le mie scuse» prote­stò Kenniston, impaziente. «Per tutti i diavoli, che gente su­scettibile siete!»

Per un momento, Varn Allan rimase in silenzio. Poi disse: «Credete che non importi nulla, se Lund parlerà o no alla seduta, perché siete convinto che ambedue siamo contro il vostro popolo. Invece vi sbagliate, Kenniston.»

«Ma ambedue volete evacuarci dalla Terra» le ricordò Kenniston. «E allora, che differenza c’è tra voi?»