Ma non fu che il giorno seguente, nella strana alba artificiale dell’astronave, che ebbe occasione di vedere il piccolo storico e di parlargli.
Dopo aver conversato di altre cose, gli domandò bruscamente: «Sapete che cosa Lund abbia in mente di dire, a quella seduta?»
La domanda turbò profondamente Piers Eglin.
Cercò di tergiversare, distolse lo sguardo da Kenniston con espressione preoccupata, e mormorò: «Perché me lo domandate? Che cosa dovrei sapere?»
Kenniston lo guardò negli occhi.
«Siete un mentitore dilettante, Piers. Dite, piuttosto, che cosa effettivamente sapete?»
Eglin cominciò a balbettare, piuttosto incoerentemente.
«Kenniston, ascoltate...! Non dovete trascinarmi nei vostri guai! Mi siete molto simpatico, desidererei tanto potervi aiutare... Ma sono uno storico, questa è la mia vita, e quella vostra vecchia città, sulla Terra, è per me come un sogno divenuto realtà. Per salvarla farei qualunque cosa... qualunque cosa!»
«Che diavolo state dicendo?» domandò Kenniston. «Che c’entrano gli abitanti di Middletown, in tutto questo?»
Il piccolo storico proseguì, parlando febbrilmente: «Ma voi non capite la sua importanza. Voi e la vostra gente morirete e scomparirete ma quella vostra città, dal lontano passato, può essere conservata per sempre come uno dei più grandi tesori della storia. Io potrei conservarla, conservarla per ogni studio del futuro, se avessi un appoggio ufficiale...»