«Ma se la continuità del tempo fosse stata realmente spezzata, se questa città avesse realmente fatto un balzo di milioni di anni...» La voce di Beitz si perdette in un mormorio indistinto. Si morse le labbra, cosciente della inutilità di quanto stava dicendo, e rimase, come tutti gli altri, a guarda­re Hubble con una espressione cupa.

«Non crederete certamente a tutto questo, finché non avrete visto coi vostri occhi» concluse Hubble, scuotendo il capo. «Non vi biasimo affatto. Ma per il momento, dovrete accettare la mia spiegazione come una possibile ipotesi.»

Morrow si schiarì la gola.

«E che direte alla gente... agli abitanti della città? Avete intenzione di dir loro la verità?» domandò.

«Almeno una parte della verità dovranno conoscerla» rispose Hubble. «La temperatura si farà più fredda, molto più fredda, specialmente durante la notte, e dovranno essere preparati ad affrontare questa evenienza. Ma dobbiamo evi­tare le manifestazioni di panico. Stanno venendo da me il sindaco e il capo della polizia, e decideremo la cosa con loro.»

«E quei due ne sono già a conoscenza?» domandò Kenniston.

«No» rispose Hubble.

Johnson si mosse d’improvviso. Si avvicinò a Hubble: «Sarà al sicuro, mio figlio?»

«Vostro figlio?» domandò Hubble, guardandolo inter­detto.

«Sì. Se n’è andato stamattina di buon’ora alla fattoria di Martisen, per farsi preparare un aratro. Quella fattoria si tro­va a due miglia fuori dalla città, verso nord. Che ne è stato di lui, signor Hubble... è al sicuro?»