«Tutto questo non mi piace» disse Lal’lor, lentamente. «Cerca di scoprire che cosa ha fatto Piers, Kenniston.»

Kenniston si accorse tuttavia, nei giorni che seguirono, che Piers Eglin lo evitava deliberatamente. Non vide nemme­no più il piccolo storico sinché giunse il momento dell’arrivo a Vega Quattro.

Aveva passato ore, quel giorno, sul ponte interno del Thanis,guardando con incredula meraviglia lo sconosciuto sistema solare che prendeva forma nel vuoto, i pianeti che giravano in curve maestose nel brillante cerchio di luce di Vega.

La nave spaziale stava ora calando sul quarto pianeta. Kenniston vedeva il globo nebbioso che si faceva loro incon­tro. Poi avvertì ancora la formidabile pressione, magicamen­te attenuata. Mentre calavano, coi motori ronzanti, fu colpi­to da un vertiginoso terrore che quel viaggio terminasse con uno schianto.

Vide un vasto paesaggio, i cui colori dominanti erano del tutto dissimili da quelli della Terra. Alte montagne aspre, di una roccia nero-rossastra, si elevavano al di là di vaste pia­nure azzurre. Poi la nave spaziale passò come un lampo so­pra una grande distesa di un giallo vivissimo... un oceano dorato che rifletteva in modo accecante la luce brillante di Vega. E infine, una città! Una città torreggiante, grande co­me un continente che, anche se veduta dalla stratosfera, ba­stava da sola a mozzare il respiro a Kenniston. Accanto a quella città c’era un enorme spazioporto per le navi spaziali, e il Thanis vi stava calando, districandosi abilmente nel traf­fico intenso delle altre navi spaziali in arrivo e in partenza. Poi, con una leggerissima vibrazione, la nave spaziale si ar­restò.

Vega Quattro! Vi era giunto, finalmente! E non poteva cre­dere a se stesso, nemmeno ora!

Gorr Holl gli slacciò le cinghie che lo avevano tenuto lega­to durante la decelerazione dell’atterraggio su Vega. Il grosso umanoide era teso e preoccupato quanto Kenniston.

«Jon Arnol dovrebbe essere qui ad attenderci» disse ra­pidamente. «Le sue officine sono sull’altra faccia di questo pianeta. Vieni, Kenniston.»

Jon Arnol? Kenniston si era quasi dimenticato di lui, nella tensione di quello strano arrivo. Nel fascino conturbante di quell’evento, gli riusciva difficile raccapezzarsi persino delle ragioni di quel viaggio.

Scese con Gorr Holl nell’ampio vestibolo dello spaziopor­to. Una strana luce solare azzurra scintillava sul pavimento metallico. Un’aria strana, carica di lievi profumi sconosciuti, gli giungeva alle narici.