Lund e Varn Allan erano già nel vestibolo, e la donna gli disse: «Sarete alloggiato al Centro del Governo. Posso ac­compagnarvi là.»

Gorr Holl, che guardava un uomo magro e scuro che si avvicinava a passi rapidi verso di loro, intervenne: «No, non vi disturbate. Accompagneremo noi Kenniston al suo alloggio.»

L’uomo magro e scuro si era nel frattempo avvicinato. Ave­va forse dieci anni più di Kenniston, ma aveva un viso sciu­pato e gli occhi da sognatore, e le mani incerte di un uomo in stato di grande eccitazione.

Varn Allan appuntò lo sguardo su di lui, e disse: «Ora ca­pisco! Jon Arnol, era questo che avevate in mente, Gorr Holl. Ma non riuscirete.»

«Forse riusciremo, questa volta» borbottò Gorr Holl.

Norden Lund, dopo aver osservato Arnol mentre entrava, rise e senza dire una parola se ne andò. Varn Allan si sof­fermò un istante, come se volesse dire qualche cosa a Kenni­ston, ma non lo fece. Disse invece: «Allora siete voi respon­sabile per la sua comparsa, domani, alla seduta, Gorr.» E si allontanò.

Kenniston, guardandola mentre se ne andava, avrebbe de­siderato che gli avesse parlato. Avrebbe anche desiderato che Lund non avesse riso così beffardamente. Era già abbastan­za preoccupato.

Arnol li aveva raggiunti e salutava Lal’lor come un vecchio amico, sorridendo anche a Magro e a Gorr Holl.

Il suo sorriso, i suoi movimenti erano bruschi, come se i nervi tesi del suo corpo agissero indipendentemente dal cer­vello.

«Credo che abbiamo una buona occasione, questa volta, Lal’lor!» diceva intanto, con voce rapida. «Sia ringraziato il Cielo! La questione della Terra può essere proprio ciò che attendevamo, l’occasione per far loro accettare il mio proce­dimento, piaccia o no! È proprio un colpo di fortuna!»