Kenniston guardava le strade affollate e lucenti, quelle migliaia di sconosciuti che le percorrevano, e pensava atto­nito che quello era il centro della Galassia, la capitale di mi­gliaia e migliaia di mondi. Uomini, donne e umanoidi, abiti di seta ed epidermidi pelose, spalle ricoperte di ali, voci umane e non umane, musiche sconosciute che lo snervava­no, palpiti di macchine nascoste, e, al di sopra di tutto, il ron­zio profondo di altre navi spaziali, innumerevoli, che calava­no dal cielo oscuro.

Come da una distanza remota, udì Gorr Holl che gli parla­va, indicandogli un gruppo di edifici titanici che sorgevano, come una bianca cordigliera, con le cime che si perdevano nel cielo. Con la mente confusa, capì che quello era il Centro del Governo, il posto al quale erano diretti, il posto dove, fra poco, si sarebbe trovato di fronte a quegli stranieri delle stel­le per parlare loro della sua lontanissima Terra.

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Il giudizio delle Stelle

Kenniston strinse spasmodicamente i pugni sotto la tavola di lucente materia plastica, come per aggrapparsi a una realtà.

“Questo è vero, tutto questo è vero” diceva a se stesso, con­vulsamente. “Tutto questo sta proprio accadendo, e io non sono un pazzo. Io sono proprio John Kenniston. Solo poche settimane or sono mi trovavo a New York. Ora mi trovo in un posto che si chiama Centro di Vega. Sono sempre io, sono John Kenniston. Solo il mondo è cambiato. Ma è sempre realtà.”

Ma sapeva che non era così. Sapeva che quel Centro di Ve­ga e il vastissimo anfiteatro di marmo nel quale sedeva, era­no solo le ombre di un incubo spaventoso dal quale non riu­sciva a svegliarsi.

Con occhi incerti, guardò in alto. Sedevano tutti, silenzio­si, a migliaia e migliaia, in un cerchio smisurato ove risuona­va l’eco, in file innumerevoli che si elevavano verso la volta, perduta nella penombra. Migliaia e migliaia di occhi che lo guardavano, occhi umani e non umani. Migliaia e migliaia di occhi che lo fissavano curiosi, intenti.

Gli ospiti della Federazione delle Stelle! Il Comitato dei Governatori, in seduta plenaria!

Migliaia di esseri che venivano dai mondi lontanissimi di tutta la Galassia... Per loro, per tutti loro, egli doveva avere un aspetto altrettanto irreale. Doveva sembrare loro impossi­bile di stare realmente guardando un uomo che veniva dal più lontano, dal più dimenticato, da un quasi incredibile pas­sato.