Ecco tutto! Era finito! Per il bene o per il male, aveva finito. Non vi era altro da aggiungere.
Jon Arnol, sbalordito, si piegò verso di lui dal posto dove sedeva, allo stesso tavolo.
«Magnifico!» bisbigliò. E ripeté: «Magnifico!»
Il Presidente domandò: «È con l’applicazione delle teorie di Jon Arnol, che sperate di riportare la vita su Sol Tre?»
Prima che Kenniston potesse rispondere, Arnol stesso gridò: «Su questo punto, domando la parola!»
Il Presidente fece un cenno di assenso.
Arnol si alzò. La fiera energia che lo spingeva non avrebbe potuto essere contenuta più a lungo. Parve che affrontasse di colpo tutto il Comitato dei Governatori, volgendo verso di loro lo sguardo di sfida dei suoi occhi neri.
«Mi avete negato un’altra occasione di tentare il mio procedimento... e ciò a onta del fatto che nessuno scienziato può impugnare le mie equazioni. Mi avete negato quella occasione per considerazioni politiche che sono note a chiunque, qua dentro. Sono le stesse considerazioni che hanno fatto fallire deliberatamente la mia prima prova, scegliendo per essa un mondo troppo piccolo per lo scoppio di energia liberato nel suo interno.
«Ma la Terra non è un mondo come quello. Là, l’esperimento avrà successo. Vi chiedo di consentire che venga tentato. Questo procedimento non risolverà solamente il problema che avete davanti a voi, ma qualsiasi futuro problema di mondi morenti. Voi credete che l’evacuazione, il trasferimento delle popolazioni, sia una soluzione migliore ma non potete continuare a trasferire delle popolazioni, per sempre!»
Fece una pausa. Poi la sua voce risuonò ancora, duramente: «E nemmeno potete voi, per preconcetti di filosofia politica, ritardare per sempre il progresso scientifico. Io affermo che non avete alcun diritto di negare ai popoli della Federazione il bene incalcolabile che questo procedimento può rappresentare per loro. Vi domando quindi di permettere un nuovo esperimento, usando il pianeta Sol Tre come soggetto.»