Jon Arnol sedette. Un mormorio confuso si levò dalle file innumerevoli dei Governatori. Le teste si avvicinavano per scambiare impressioni. Kenniston osservava ansiosamente tutti quei visi. Impossibile dire...

«Credo» bisbigliò Jon Arnol «che questa volta daran­no il consenso!»

Il Presidente alzò la mano, per annunciare l’inizio della votazione.

Ma, in quel momento, Norden Lund disse: «Chiedo ora la parola!»

La parola gli fu concessa. E Kenniston sentì il cuore che gli batteva nel petto fino a scoppiare.

La voce di Lund risuonò per tutto l’anfiteatro: «Vi è un fatto che riguarda gli abitanti della città di Middletown, un fatto che non è stato menzionato... un fatto che il mio supe­riore diretto non ha nemmeno scoperto! Un fatto che è stato accertato dai registri della loro vecchia città, decifrati dall’e­sperto linguistico e storico della nostra missione.»

I nervi di Kenniston erano tesi fino allo spasimo. Così, si avvicinava il momento, il momento in cui avrebbe saputo ciò che Lund aveva scoperto per mezzo di Piers Eglin.

«Vi è stato detto che questi abitanti di Middletown sono brava gente, inoffensiva. Vi è stato chiesto di prenderli in spe­ciale considerazione, di concedere loro indulgenze speciali, di sorvolare sulle loro piccole violenze. E perché? Perché so­no patetiche creature, vittime innocenti di uno scherzo del destino che li ha scagliati fuori dal loro mondo e dalla loro epoca.»

La voce di Lund si indurì e tuonò, irosa: «Ma non è stato il capriccio del destino a scagliarli nella nostra epoca. È stato un atto di guerra!»

Si arrestò, per far ben capire ciò che aveva detto. Kenni­ston guardò il viso di Varn Allan. Varn Allan guardava Lund stupefatta.