Kenniston capì che Arnol gli diceva di alzarsi. Si alzò, e uscì dall’anfiteatro con gli altri. Udì la voce di Varn Allan che parlava, con ira amara, a Norden Lund, ma questi sorrise e se ne andò.

Non si ricordò più chiaramente di altro, finché fu ritorna­to al suo alloggio, dove Gorr Holl gli mise in mano un bic­chiere. Magro e Lal’lor avevano atteso là il verdetto. Varn Al­lan era ancora con lui, e anche Arnol.

«Mi spiace molto, Kenniston» disse Varn Allan, e Ken­niston sapeva che diceva la verità. Ma Kenniston scosse il capo.

«È stata colpa mia. Non avrei dovuto perdere la pa­zienza...»

«Non biasimatevi, Kenniston. E scusatemi. Ma Lund aveva dalla sua parte quella verità, ed era una verità tale da fargli vincere la partita. Perché né voi né la vostra gente ci avete mai detto che vi trovavate in guerra, in quella vostra epoca?»

Kenniston scosse il capo.

«Perché non eravamo affatto in guerra. Non avete capi­to? La bomba che ci lanciò fuori dal nostro tempo cadde in tempo di pace! Qualsiasi cosa accadde dopo, non possiamo saperlo, perché non ci trovavamo più là!»

Varn Allan andò su e giù per la camera, con la fronte cor­rugata, poi disse: «Farò in modo che questo ordine di eva­cuazione sia eseguito il più lentamente possibile. Questo po­trà alleviare un poco il colpo, per la vostra gente. Avevo in passato un po’ d’influenza sui Coordinatori... Ora, non so, Lund mi ha colpita a fondo nella mia autorità.»

Kenniston capì in quel momento che quella giornata era stata una sconfitta anche per lei, e una sconfitta ingiusta. Era stato, sino ad allora, troppo sconvolto dalla sua stessa dispe­razione per accorgersene.

«Me ne dispiace molto» disse a sua volta.