Arnol fece un cenno affermativo col capo. I tecnici stavano ora innescando la grossa bomba atomica, l’avevano assicura­ta nel suo alveolo, all’interno dell’incrociatore spaziale, in modo che fosse protetta da qualsiasi urto.

«Non appena pronti, partiremo» annunciò Arnol. Guardò Kenniston e gli altri, con un sorriso stanco e trion­fante. «Fra circa venti minuti, credo.»

Fu in quel momento che Kenniston vide la striscia lumi­nosa di una nave spaziale attraversare il cielo dirigendosi verso l’altopiano.

Anche gli altri la videro. Rimasero fermi in attesa, mentre i tecnici proseguivano rapidamente nel loro lavoro, e Kenni­ston diceva: «Deve essere Lal’lor con qualche messaggio.»

«Sì» concordò Arnol. «Nessun altro può sapere che ci troviamo qui.»

Eppure la loro ansietà aumentò, mentre la nave spaziale toccava l’altopiano. Kenniston pensava, disperatamente: “No, nessun altro poteva sapere! Non possiamo essere stati seguiti!”.

Senza nemmeno accorgersene, seguì gli altri, correndo at­traverso il piccolo spiazzo, verso il punto di atterraggio.

Vide la persona che scendeva dalla nave spaziale. No, non era Lal’lor. Era un uomo che non aveva mai visto... un uomo imponente, dai capelli grigi e dal portamento austero.

Dietro quello sconosciuto veniva Varn Allan, e con lei, il vi­so sorridente e trionfante, c’era anche Norden Lund.

Kenniston si fermò, col cuore stretto da una fredda dispe­razione. Il grosso sconosciuto si fermò anch’egli, guardando con occhi stupiti e increduli i tecnici affaccendati intorno al­l’incrociatore spaziale.