«Non avrei mai creduto una cosa simile!» disse con vo­ce attonita. «Lund, avevate ragione. Volevano farlo senza consenso.»

Lund assentì, gongolante.

«Sì, signore. Lo sospettavo, ed è per questo che li ho fatti sorvegliare. Potete vedere voi stesso!» E a Kenniston, ad Arnol e agli altri, disse beffardo: «Permettete che vi presenti: questi è il Coordinatore Mathis.»

Varn Allan guardava, sorpresa e incredula, nel violento ba­gliore dei fari. Sembrava che non potesse nemmeno credere ai suoi occhi.

«Io non volevo crederci» disse infine, lentamente, a Kenniston. «Quando il Coordinatore mi ha informato di ciò che Lund gli aveva detto, di ciò che stavate facendo, ho ri­fiutato di crederci. Sono venuta con lui per provargli che ave­va torto.»

Tacque per un attimo, con gli occhi azzurri fiammeggianti fissi su Kenniston.

«Ma ho avuto torto io. Siete un bastardo completo, che non ha alcun rispetto per la legge. Comincio a pensare che la vostra gente debba veramente essere confinata!»

Mathis, il Coordinatore, osservava burbero Jon Arnol.

«Siete andato troppo lontano, questa volta, Arnol!» dis­se. «Voi dovete sapere quale è la pena per chi trasgredisce la legge della Federazione, anche se questo Kenniston non lo sa ancora.»

«L’arresto» intervenne Lund, con voce ironica. «L’ar­resto e l’esilio per tutti. Spero, signore, che ricorderete che sono stato io a svelare il complotto di questi criminali, dopo che il mio superiore diretto ha dimostrato una aperta simpa­tia per loro.»