«E ora, che facciamo?» domandò.
Mathis disse, con voce un poco tremante: «Io vi chiedo, in nome della Federazione...»
Ma nessuno badò alle sue richieste, ed egli tacque.
Arnol si era avvicinato. Aveva le mascelle serrate, ora, e uno sguardo di determinazione sul viso.
«Siamo già colpevoli per quanto abbiamo fatto. Ci aspettano già l’arresto e l’esilio. Non possono farci niente di più, anche se mettiamo in esecuzione il nostro progetto. Siete ancora decisi?»
«Sì» disse Kenniston. Poi aggiunse, guardando Varn Allan e Mathis: «Mi spiace che siate venuti. Ora dovrete venire con noi, ...voi, e anche Lund. Non possiamo lasciarvi indietro a dare l’allarme.»
Gli occhi di Varn Allan, fermi, si incontrarono con quelli di Kenniston.
«Questo non muterà le cose. La nostra scomparsa, e la vostra, saranno notate prestissimo.»
Non disse altro. Diede un’occhiata alla nave spaziale, poco lontana, e poi agli uomini che la circondavano, e all’agile, felino corpo di Magro. Non tentò di fuggire.
Arnol si rivolse ai suoi uomini, e disse: «Voi non siete responsabili dei miei piani. Nessuna pena potrebbe ancora colpirvi. Perciò siete liberi di decidere, ora, se volete o no venire con me.»