Il capo pilota si fece avanti. Era un giovane alto, col viso fermo e un sorriso imperturbabile; gli occhi non rivelavano alcun timore. «Troppe volte ho guidato questo gingillo attraverso la Galassia per pensare di lasciarvi ora» disse. «Non so che ne pensino gli altri ragazzi, ma io vengo.»
Gli altri, tecnici e uomini dell’equipaggio, gridarono il loro consenso.
«Abbiamo lavorato troppo a lungo e troppo duramente per lasciar perdere un’occasione come questa! Siamo con voi, Arnol!»
Gli occhi neri di Arnol erano velati di lacrime di commozione. Ma la sua voce risuonò, ferma, per dare gli ultimi ordini.
«Allora preparate tutto per la partenza! Le navi spaziali del Governo ci inseguiranno non appena si accorgeranno dell’assenza del Coordinatore, di Varn Allan e di Lund!»
Gli uomini si affollarono di corsa attorno all’incrociatore spaziale; Kenniston li seguì, tenendosi ben vicino a Varn Allan, mentre Gorr Holl gli veniva appresso, sempre stringendo nelle sue robuste braccia Lund che protestava e strillava. Magro si occupava di Mathis che non parlava né faceva alcuna resistenza.
Gli sportelli furono chiusi. Mentre seguiva Arnol lungo uno stretto passaggio, Kenniston udì i suoni confusi della partenza che si susseguivano rapidi: luci di allarme si accendevano qua e là, campanelli di avvertimento risuonavano.
Poi, con una leggera vibrazione seguita da un sordo ronzio, i potenti motori si misero in moto.
Arnol spalancò due porte che si trovavano di fronte, nello stretto passaggio. Indicandone una, disse: «Credo che questa sia la cabina più comoda, amministratrice Allan. Ci perdonerete, se terremo chiusa la porta.»
Varn Allan entrò, senza una parola. Lund e Mathis furono rinchiusi nella cabina opposta, senza che nessuno prestasse attenzione alle furenti minacce di Lund.