«Ma lo daranno non appena si accorgeranno della scomparsa di Mathis, Varn e Lund, e della nostra fuga.»
«Già. Le navi spaziali del Controllo ci inseguiranno allora come cani. Non avremo molto tempo, sulla Terra.»
Kenniston ascoltò in silenzio. Poi domandò: «Dov’è Arnol?»
«Lo troverai nel compartimento della bomba.»
Mentre Kenniston percorreva una serie di scale, per raggiungere il compartimento dove la bomba riposava nel suo alveolo, a prova di ogni urto, un pensiero tormentoso lo assalì nuovamente.
Fino ad allora ne era stato distolto dalla rapidità degli eventi. Ma ora gli sembrava di nuovo assolutamente fantastico che si dovessero puntare le speranze dell’ultimo popolo della Terra su quel grosso fuso nero. Era stato provato una volta sola, e quella prova aveva avuto un esito disastroso...
Ma Jon Arnol era seduto, nella penombra del compartimento che ospitava la bomba, e sorrideva sereno, felice.
«Stavo ammirando la mia creatura, Kenniston. Ti sembrerà una cosa sciocca, non è vero? Ma ho messo tutta la mia vita in questa cosa inerte. Poi ho atteso... quanto tempo ho atteso! E ora, fra poco...»
Il suo sguardo si posò nuovamente sull’ovoide di metallo nero che stava ai suoi piedi.
«Sembra un sogno, ma si tratta del lavoro di tutta una vita, è una potenza che ridarà la vita a tutto un mondo.»