Scosso dal dubbio che lo tormentava, Kenniston gridò: «Ma potrà questa bomba effettivamente riaccendere il ca­lore spento nell’interno della Terra? In che modo?»

«So qual è l’incertezza che ti tormenta, Kenniston» dis­se Arnol, con voce stanca. «Vorrei spiegarti le mie equazio­ni. Ma come potrei farlo, senza prima insegnarti tutti gli svi­luppi che, attraverso le epoche, sono venuti a determinare una nuova scienza?»

Tacque un momento, perplesso. Poi proseguì: «Anche se sei uno scienziato primitivo, però, sei sempre uno scien­ziato. Cercherò almeno di farti capire il principio su cui mi sono basato. Sai che la maggior parte dei soli ricavano la loro energia da una reazione nucleare che trasforma quat­tro atomi di idrogeno in un atomo di elio, attraverso una serie di trasformazioni graduali coinvolgenti il carbonio e l’idrogeno.»

«Sì, quel ciclo carbonio-idrogeno è stato scoperto nella mia epoca. Gli scienziati lo hanno chiamato Fenice Solare. La piccola frazione di peso atomico residuante dal ciclo era la fonte della radiazione solare.»

«Esattamente» approvò Arnol. «Ciò che non potevi sapere è questo: che gli scienziati, nelle epoche successive, sono riusciti ad applicare reazioni cicliche analoghe ad altri e più pesanti elementi. Questa è proprio la chiave del mio procedimento.

«La maggior parte dei pianeti, come la Terra, hanno al centro una specie di anima costituita da ferro e nichel. Ora, una trasformazione del ferro e nichel in reazione ciclica è stata eseguita in laboratorio ed è riuscita, con liberazione di una enorme energia. Allora mi sono domandato: invece che nel laboratorio, perché non si potrebbe iniziare la reazione all’interno di un pianeta?»

Kenniston lo interruppe, incredulo: «E allora? Avrebbe riprodotto, in quel pianeta, la reazione basica solare?»

«Non proprio così» ammise Arnol «perché il ciclo ferro-nichel non cede una radiazione tanto terrificante come quella della vostra cosiddetta Fenice Solare. Creerebbe, però, una gigantesca fornace solare nell’interno del pianeta, e fa­rebbe salire di molti gradi la temperatura di superficie di quel mondo.»

La voce di Kenniston era preoccupata, mentre doman­dava: «E non vi sarebbe il pericolo che la reazione nucleare raggiungesse, scoppiando, la superficie?»

«No, non potrà mai raggiungere la superficie» affermò Arnol. «Il ciclo può solo alimentarsi su nichel e su ferro, e la massa esterna di silicio e alluminio, che avvolge l’anima in­terna, conterrà la reazione per sempre.