Il sindaco gli diede un’occhiata ansiosa e preoccupata, quasi spaventata, e si fece in disparte. Kenniston afferrò Hubble per un braccio.

«Ho bisogno di parlarti, Hubble» disse. «Ho fatto qualche cosa, e non so...»

Parlò rapidamente, a bassa voce, allo scienziato anziano, mentre percorrevano le strade che conducevano alla piazza.

La reazione di Hubble fu identica a quella di Kenniston quando aveva udito per la prima volta il progetto. Arretrò spaventato, impallidendo di colpo.

«Per l’amor del Cielo, Ken! È una cosa... pazzesca, peri­colosa...»

Ma, mentre ascoltava ulteriori chiarimenti, la sua espres­sione di allarme si mutò in un’altra, di grave attenzione, e in­fine in un acuto interesse.

«Sì, sembra una cosa perfettamente logica, anche secon­do i principi della nostra stessa scienza fisica.» Guardò Jon Arnol. «Se potessi soltanto parlargli chiaro...»

«Non servirebbe a nulla» disse Kenniston seccamen­te. «È proprio questo il punto più terribile. La sua scienza è milioni di anni più avanti di ogni nostra concezione scientifica.»

Hubble si volse a Gorr Holl. Aveva lavorato a fianco di quel grosso gigante peloso, lo conosceva e aveva fiducia nella sua abilità e perizia come tecnico atomico.

«Riuscirà Arnol nel suo procedimento?» gli domandò, ansioso.