Kenniston ne fu enormemente commosso. Per loro, il ridare la vita a un pianeta significava soprattutto una cosa: la possibilità di ritornare alla piccola e modesta città, al di là delle colline, la città che per loro significava ancora una casa.
Alzò le mani, nuovamente, per chiedere silenzio.
«Debbo però avvertirvi» aggiunse. «Questo esperimento non è mai stato tentato, sinora, su un mondo come la Terra. È anche possibile che non abbia successo. Se così fosse, la Terra potrebbe anche essere distrutta da terremoti.»
La folla rimase in silenzio. Kenniston poteva vedere il timore sui loro visi, vedeva che si parlavano l’un l’altro, scuotevano la testa e si guardavano ansiosi attorno.
Infine, una voce gridò: «Che cosa ne pensate, voi e il dottor Hubble? Siete scienziati. Qual è il vostro parere?»
Kenniston esitò. Poi disse, lentamente:
«Se io fossi solo, sulla Terra, tenterei. Ma non vi posso dare un consiglio. Dovete prendere da soli la vostra decisione.»
Hubble intervenne, parlando nel microfono: «Non possiamo darvi un consiglio, perché noi stessi non sappiamo valutare la fondatezza scientifica di questo esperimento. Ci troviamo di fronte a una scienza che è al di là delle nostre possibilità di comprensione. Non possiamo che accettare ciò che i loro scienziati affermano, sulla loro parola.»
Hubble fece una pausa, poi proseguì: «I loro scienziati affermano che la loro teoria è assolutamente esatta. Noi vi abbiamo avvertiti della possibilità di un insuccesso. Il rischio è grande, ma siete voi che dovete decidere se volete affrontarlo, oppure no.»
Kenniston si rivolse al sindaco Garris, e gli disse: «Avvertiteli anche voi, che debbono riflettere intensamente, prima di decidere. Poi si farà una votazione... Quelli che saranno in favore del tentativo si raggrupperanno sul lato opposto.»