«Spero» disse Norden Lund, amaramente «che finiate in frantumi! Ma anche se non fosse così, anche se riusciste, non vincerete egualmente. Avrete ancora di fronte la legge della Federazione. Ci penseremo noi!»
«Non ne dubito» ribatté Arnol. «Ma ora dobbiamo andarcene.»
Arnol gli volse le spalle, ma Kenniston si fermò ancora, guardando Varn Allan. Il viso di lei era un poco pallido, ma non vi era in esso alcuna traccia d’ira, come in quello di Lund.
Ella lo guardava con occhio attento, indagatore.
Kenniston avrebbe voluto parlare, liberarsi da un peso che si sentiva dentro, ma non riusciva a trovare le parole. Infine, poté soltanto dire: «Mi spiace infinitamente, Varm, che le cose siano andate così. Addio...»
«Aspettate, Kenniston.»
Egli si fermò di nuovo, ed ella gli si avvicinò, pallida e calma, con gli occhi azzurri che lo fissavano in viso.
«Rimarrò qui» disse «mentre farete quella cosa.»
Kenniston la guardò, muto per la sorpresa. Udì Mathis esclamare: «Allan, siete pazza? Che vi salta in mente, ora?»
Ma Varn Allan disse, lentamente, a Mathis: «Sono l’amministratrice di questo settore. Se i miei errori hanno causato questa crisi, non ne eviterò le conseguenze. Rimarrò qui!»