Ma s’interruppe. No, non erano quelle le parole che potevano raggiungere i loro cuori. Allora trovò quelle parole, e le gridò a quelle migliaia di cuori in attesa: «Per milioni di anni, il gelo dell’inverno ha ricoperto la Terra. Ma ora, presto, la primavera ritornerà, sulla Terra. La primavera! »
Questo lo potevano capire. Cominciarono allora a ridere e a piangere, e poi a gridare, a gridare a perdifiato.
Gridavano ancora quando i grandi incrociatori del Controllo calarono velocissimi, ronzando nel cielo, su di loro.
21
Un mondo risorto
Lentamente, molto lentamente, durante le settimane che seguirono, la primavera era venuta. Non era la primavera della vecchia Terra, ma ogni giorno che passava, il vento soffiava meno freddo, e ora, alla fine, i primi fili d’erba spuntavano, macchiando qua e là di verde le pianure color ocra.
Ma solo per sentito dire, Kenniston sapeva tutto questo. Confinato con gli altri in un edificio di Nuova Middletown, gli sembrava che il tempo non passasse mai. Settimane di attesa per il Comitato speciale dei Governatori, inviato da Vega, settimane di interrogatori fra la popolazione, la lenta raccolta delle testimonianze, il vagliare accurato dei motivi e delle circostanze. E poi, giorni e giorni, in attesa del verdetto definitivo.
Arnol non era preoccupato. Era un uomo felice. In tutti gli interrogatori aveva parlato molto poco, ma aveva sempre avuto negli occhi una luce di trionfo. Il lavoro della sua vita era ben giustificato, ed egli era contento.
Anche Gorr Holl e Magro non erano affatto preoccupati. Il grosso Gorr Holl, anche ora, in attesa della decisione, era sempre giubilante.
«Al diavolo! Che possono fare?» diceva a Kenniston per la centesima volta. «La cosa è fatta, ormai. Il procedimento di Arnol si è dimostrato praticabile, e a quest’ora lo sanno ormai in tutta la Galassia. Non possono rifiutare, ora, di lasciare che anche gli umanoidi ne facciano uso, sui loro mondi morenti. Non oserebbero!»