Lund aveva il viso pallido di rabbia repressa, e la sua voce era roca, mentre si rivolgeva a Kenniston: «Così, voi primi­tivi avete rovinato la mia carriera!»

Varn Allan lo interruppe, con disprezzo: «Ve la siete rovi­nata voi stesso, Norden, coi vostri ambiziosi complotti.»

Lund si volse e si allontanò, livido in volto per l’ira. Varn Allan, guardandolo andar via, sospirò e disse: «Vi siete fatto un mortale nemico, Kenniston.»

«Mi siete nemica anche voi, per quello che vi ho fatto?»

Lei scosse il capo.

«No!» disse. «Non è stata colpa vostra. Di fronte a una situazione nuova e confusa, ho sbagliato. Ecco tutto.»

«Al diavolo ciò che pensate! Sono stati ingiusti con voi, invece! Voi avete fatto del vostro meglio, e...»

«E non è stato abbastanza» terminò per lui Varn Allan. Poi gli sorrise: «Non è una tragedia, del resto. Il compito di un amministratore non è cosa facile. Non ne sono del tutto addolorata.»

Kenniston non aveva mai ammirato come in quel mo­mento il coraggio di quella donna. Avrebbe voluto dirglielo, avrebbe voluto dirle molte cose, ma lei si allontanò un poco da lui, e disse: «Questo è un gran giorno per voi, Kenni­ston. Perché proprio oggi hanno permesso, a quelli del vo­stro popolo che lo desiderano, di ritornare alla loro vecchia città.»

«Sì, me ne hanno informato. So che è oggi.»