Kenniston non diede risposta. Non poteva rispondere nul­la. Si rifiutava di accettare il pensiero che gli era sorto nella mente.

Attraversarono la porta, e si trovarono entro la città, sotto la grande cupola trasparente. Dopo la desolazione della pia­nura, la vista della città e della sua possente veste protettiva aveva qualcosa di miracoloso.

Era anche più caldo, dentro. Non proprio caldo, nel vero senso della parola, ma l’aria era priva di quel tono mordente di gelo che si provava all’esterno. Percorsero lentamente un largo viale, mentre i battiti dei loro cuori si facevano sempre più forti. Il rombo del motore si levava, altissimo, nel silen­zio, e si ripercuoteva a lungo, alto, irriverente, in quel silen­zio di tomba.

Una coltre pesante di polvere copriva i marciapiedi e si sollevava al passaggio della macchina; era anche più spessa nei punti più riparati e nascosti, negli androni delle porte e degli archi, e sui davanzali delle finestre.

Gli edifici erano alti e massicci, infinitamente più belli e semplici, nelle loro linee, di quanto Kenniston avesse mai po­tuto immaginare. Una città piena di grazia, di simmetria e di dignità, resa anche più incantevole dalle tinte morbide delle lisce superfici in materia plastica, dalla lucentezza dei metal­li e dalla bellezza delle pietre.

Milioni di finestre guardavano quella macchina e quei due uomini provenienti da un’altra epoca; sembravano milioni di occhi, offuscati da cataratte di polvere, occhi vuoti, ciechi. Alcuni di quegli occhi erano aperti, altri chiusi, ma tutti era­no privi di vita e non vedevano più nulla.

Il freddo vento, penetrando dalla grande porta spalanca­ta, sibilava su e giù per le strade, vagando senza tregua attra­verso i grandi parchi che non erano più verdi e splendenti di fiori, ma solo coperti di desolati cespugli e di una densa pol­vere. E nulla, assolutamente nulla si udiva, all’infuori del vento.

Eppure, Kenniston andò avanti. Quella visione sembrava troppo orribile, per poterla accettare. Era impossibile che quella grande città, sotto l’immensa cupola di protezione, non fosse che uno scheletro, un cadavere abbandonato, e che Middletown fosse veramente sola nella Terra morente.

Continuò a procedere, gridando, urlando a piena voce, suonando il clacson della macchina come impazzito, mentre aguzzava gli occhi verso strade tenebrose e deserte. Certa­mente in qualche posto di quel luogo che gli uomini avevano costruito, doveva nascondersi un viso umano, una voce umana! Certamente almeno in una di quelle innumerevoli stanze e sale deserte, doveva pulsare la vita!

Ma non vi era nessun segno di vita!