«Non ci crederanno» rispose Kenniston. «Oppure, se ci crederanno, nascerà un pandemonio.»

«Può darsi. Ma dobbiamo correre questo rischio. Dirò al sindaco di trasmettere un comunicato dalla stazione radio.»

Quando Kenniston stava per scendere a sua volta, davanti al Municipio, Hubble lo fermò.

«Non ho bisogno di te, per ora, Ken. So che sei preoccu­pato per Carol. Va’ a vederla e cerca di tranquillizzarla.»

Kenniston proseguì in macchina verso nord, nelle strade già quasi completamente deserte. Il freddo era sempre più intenso e le foglie degli alberi e dei cespugli pendevano stra­namente, rigide e senza vita. Si fermò al suo alloggio. La pa­drona di casa lo accolse con un torrente di domande, alle quali Kenniston rispose brevemente informandola che avrebbero trasmesso un esauriente comunicato radio. La donna corse ad accendere l’apparecchio. Kenniston salì in camera sua e ingollò un bicchiere di whisky. Poi si affrettò verso la casa di Carol.

Dal camino della casa di lei, come da tutti i camini della città, si levava il fumo. Trovò Carol e sua zia accanto al cami­netto acceso.

«Non sarà abbastanza» disse Kenniston alle due don­ne. «Bisogna accendere subito la caldaia del termosifone. Bisogna anche mettere i doppi vetri alle finestre.»

«In giugno?» balbettò perplessa la signora Adams.

«Tu sai molte cose che non vuoi dirci, Ken» disse Carol. «Forse lo fai per non impressionarci, ma... desidero sapere cosa accade.»

«Non appena accesa la caldaia e montate le doppie fine­stre, ti dirò ogni cosa» replicò Kenniston con voce stanca. «Accendete la radio, intanto, signora Adams, e tenetela ac­cesa.»