Hubble parlò brevemente.

«Puoi venire qui subito, Ken? Al deposito di carbone di Keystone. Temo che si verificheranno dei disordini.»

Kenniston uscì nel mattino gelido.

Era ancora quasi buio, il sole smorto non si era del tutto levato e si attardava a oriente, come un mostro bavoso lordo di sangue. Riempì d’acqua il radiatore della macchina, che aveva svuotato la sera prima. Kenniston si accorse dapprima che dovunque regnava un grande silenzio. Le sirene degli stabilimenti, il fragore degli autotreni, i fischi perentori delle locomotive, tutto era cessato. Le rose erano tutte morte e il gelo aveva annerito i cespugli e i rami degli alberi.

Le strade erano deserte. Middletown aveva assunto, in una notte, l’aspetto di una tomba. Il fumo saliva da tutti i co­mignoli e la gente se ne stava rintanata nelle case. Visi smorti apparivano dietro i vetri delle finestre incorniciate di gelo. Da ogni chiesa veniva il suono di inni e preghiere. Anche i bar erano affollati, perché erano rimasti evidentemente aperti tutta la notte, a dispetto della legge sull’ora di chiusura.

Kenniston capì che la città sarebbe morta in breve tempo. Il combustibile si sarebbe presto esaurito e, senza di esso, non vi era modo di sopravvivere. Fu afferrato da un senso di completa disperazione. Gli sembrava una beffa che Middle­town fosse sopravvissuta al più grande cataclisma della sto­ria, solo per perire miseramente di freddo.

Un pensiero gli balenò nella mente, un pensiero che co­minciava appena a prendere forma. Quel pensiero mitigava un poco la sua disperazione, ma, prima che potesse ben chia­rirlo, giunse al deposito di carbone di Keystone. In quel po­sto, in contrasto con la quiete mortale della città, vi era abba­stanza vita e rumore.

Agenti di polizia e della Guardia Nazionale avevano for­mato cordoni attorno al deposito e ai suoi grossi mucchi di carbone. Di fronte a essi stava tutta una folla dall’aspetto po­co rassicurante, che si limitava per il momento a gridare, ma che presto sarebbe passata ai fatti.

Hubble gli venne incontro dall’interno del deposito. Erano con lui un ufficiale di polizia, preoccupatissimo, e Borchard, il proprietario del deposito.

«Volevano saccheggiare il deposito» lo informò Hub­ble. «Poveri diavoli! Era estate, prima, e si sono trovati sen­za combustibile. Alcuni hanno persino bruciato i mobili, per tenersi in vita.»