«Non vogliamo che ci siano vittime. E in questo momento si lasceranno convincere da voi scienziati più che da chiunque altro» disse Borchard.

Hubble fece un cenno affermativo.

«Parlagli, Ken. Li conosci meglio di me, e di te hanno più fiducia.»

«Ma non mi ascolteranno!» protestò Kenniston. «E d’altra parte, che cosa dovrei dir loro? “Andate a casa, brava gente, a morire tranquillamente di freddo, e non facciamo scenate disgustose.”»

«Forse non ci sarà affatto bisogno che muoiano di fred­do» disse Hubble. «Forse un rimedio c’è.»

Il pensiero che già si era formato nella mente di Kenni­ston, gli ritornò d’improvviso alla memoria. Guardò Hubble e si accorse subito che il suo superiore aveva avuto quel me­desimo pensiero, ma vi aveva dato forma più rapidamente, e in modo più chiaro. Una scintilla di speranza cominciò a ri­scaldare il suo cuore.

«La città protetta dalla cupola» disse.

Hubble fece un cenno di assenso.

«Sì. Conserva il calore in grado considerevole, durante la notte. Questo lo abbiamo constatato. Per questa ragione la cupola è stata costruita... chissà quanto tempo fa. Ma non importa. È ora il nostro solo rifugio. Dobbiamo andar là, Ken, tutti là. E presto! Non possiamo sopravvivere a molte notti come questa, rimanendo a Middletown!»

La folla cominciava a disperdersi quando arrivò Kimer, il capo della polizia. Aveva il viso con la barba di due giorni, l’e­spressione stanca per la notte insonne e gli occhi cerchiati di rosso. Non parve molto preoccupato della sommossa al de­posito di carbone.