«Che dovremo fare, con quelle macchine? Almeno la metà di esse sono così sovraccariche che non giungeranno mai in nessun posto!»

Kenniston s’accorse che l’osservazione era giusta. Le mac­chine che giungevano erano stipate non solo di cose essen­ziali, ma anche di radio, strumenti musicali, grandi ritratti di famiglia in cornice, e ogni sorta di oggetti.

«Percorrete la colonna e scaricate tutto quanto non è in­dispensabile» ordinò. «Incolonnatevi lungo la South Jef­ferson Street... ma solo in due colonne, perché alcune delle strade del South Side sono molto strette.»

Mentre si affannava per dirigere le macchine che si radu­navano, cercava con gli occhi il coupé turchino di Carol. Fi­nalmente la vide: era pallida ma guidava con piena padro­nanza, mentre sua zia guardava sbigottita la folla. Kenniston le si avvicinò e la instradò verso la testa della colonna, poi tornò veloce sulla piazza.

Le squadre incaricate dell’ordine, riportarono le disposi­zioni di Kenniston: «Avanti gli abitanti della Adams Street! Avanti gli abitanti della Perry Street! Avanti la Lincoln Avenue...»

Sulla piazza, sotto un grosso albero di sicomoro, un uomo alto e scarno, dagli occhi accesi, brandiva una Bibbia e grida­va: «La fine del mondo... La punizione dei peccati...»

Lauber, lo spedizioniere che McLain aveva lasciato in for­za al primo scaglione, agli ordini di Kenniston, gli si avvicinò di corsa quando raggiunse la South Jefferson Street.

«Questa gente è pazza!» ansimò. «Quelli già pronti vogliono partire subito... e non sanno nemmeno dove an­dare!»

Kenniston vide che la polizia aveva eretto uno sbarramen­to di grossi autocarri attraverso la strada, alcuni metri più in là. Gruppi di macchine premevano contro quello sbarramen­to, coi motori rombanti, mentre i guidatori urlavano e face­vano suonare i clacson in un coro assordante.

Poi, sopra il frastuono dei motori, si udì un altro suono. Un suono lungo, lontano, che gradatamente si mutò in un violento ululato. Il frastuono dei motori e dei clacson cessò di colpo.