«Ma come faremo a vivere qui, Ken? Voglio dire, come faremo a vivere quando i rifornimenti portati dai magazzini di Middletown finiranno?»
Tanto Kenniston quanto Hubble sapevano bene che quella domanda sarebbe stata fatta, presto o tardi, ma avevano pronta una risposta. Non una risposta precisa, ma la sola possibile.
«Vi sono grossi serbatoi idroponici alla periferia di questa città, Carol. Gli antichi abitanti coltivavano le loro derrate in quei serbatoi. Noi potremo fare la stessa cosa. Abbiamo una quantità di sementi a Middletown.»
«Ma... e l’acqua?»
«Ce n’è una quantità» rispose prontamente Kenniston. «Enormi serbatoi sotterranei, che debbono essere in comunicazione con sorgenti a grandi profondità. Hubble l’ha fatta esaminare. È perfettamente potabile.»
Camminarono lentamente verso la piazza. Ora la Luna era sorta. Quella Luna color rame, irrealmente grande, tanto più vicina alla Terra che nelle epoche di una volta. La sua luce cupa filtrava attraverso la cupola immensa della città. Le bianche torri degli edifici sembravano perdute in un sogno.
Kenniston pensava alla storia della Terra. Milioni di anni, trilioni di vite umane piene di dolori, di speranze e di lotte, e tutto per che cosa? Per questo?
Anche Carol provò un senso di vuoto e di nullità, e si strinse più forte a lui.
«Ma sono tutti morti, Ken? Tutta la razza umana, eccetto noi?»
Anche per questa domanda, Kenniston e Hubble avevano preparato una risposa, la risposta che avrebbero dovuto dare a tutti.