«Non c’è alcuna ragione di ritenerlo. Ci possono essere altre città ancora abitate. Se è così, ci metteremo presto in contatto con esse.»
Carol scosse il capo.
«Parole, Ken. Non ci credi nemmeno tu.» Si allontanò un poco da lui. «Siamo soli» aggiunse. «Ogni cosa che avevamo è scomparsa: il nostro mondo, tutta la nostra vita, e siamo completamente soli.»
Kenniston le passò un braccio attorno alla vita. Avrebbe voluto dirle qualcosa che la confortasse, ma la ragazza rimaneva rigida e tremante, e d’improvviso sbottò: «Ken, in certi momenti credo quasi di odiarti.»
Troppo sorpreso per potersi arrabbiare, Kenniston la lasciò andare.
«Carol» disse «sei troppo stanca e preoccupata per...»
Ma la voce di lei era lenta e aspra. Le parole le venivano alle labbra come se non avesse più potuto trattenerle.
«Troppo stanca e preoccupata? Può darsi. Ma non posso fare a meno di ricordare che se tu, e altri con te, non foste venuti a Middletown con quel laboratorio segreto, cinquantamila persone non avrebbero dovuto soffrire di una cosa simile. Questa sventura ce l’avete procurata voi...»
Kenniston cominciò a capire, ora, la causa delle rigide maniere di Carol e dei suoi silenzi poco amichevoli.
Rimase per un momento furiosamente indignato, tanto più perché la fanciulla lo aveva ferito in un punto sensibile. Rimase a guardarla con occhi accigliati, poi la sua ira svanì, ed egli l’afferrò per le spalle.