Gente furba, pensava Kenniston. Gli incaricati del decen­tramento dei laboratori atomici erano infatti stati molto fur­bi nel collocare quell’importante centro di ricerche in quella piccola cittadina industriale del Middle West.

Ma non abbastanza furbi, pensava.

No, certo. Non abbastanza furbi. Il nemico, ancora sconosciuto, doveva avere scoperto il segreto e aveva dato la prima mazzata proprio su quel centro nevralgico della difesa atomica, nascosto nella piccola città di Middle­town.

Una superatomica, per annientare quel centro nevralgico, prima ancora che la guerra scoppiasse. Solo che la superatomica aveva fatto cilecca. Ma era poi vero? Il sole era un sole diverso. E l’aria era fredda e strana.

Crisci incontrò Kenniston all’ingresso dell’edificio centra­le. Crisci era il membro più giovane del personale scientifico. Era un uomo alto, dai capelli neri. Cercava di celare la pro­pria emozione con un’aria indifferente.

«Sembra che sia cominciata» disse, rivolgendo a Ken­niston un sorriso. «Il cataclisma atomico! I fuochi d’artifi­cio di fine spettacolo!» Poi, il suo viso si fece serio. «Ma perché quella bomba non ci ha polverizzati, Kenniston? Ne capisci qualche cosa, tu?»

«Gli apparecchi non hanno registrato nulla?» gli do­mandò Kenniston.

«Nulla. Assolutamente nulla.»

Questo, pensò Kenniston, confermava la pazza improba­bilità di tutta quella faccenda.

«Dov’è Hubble?» domandò.