«È stata una buona idea, la vostra» disse a Garris. «Proprio quello che ci voleva per distogliere la loro attenzione dagli avvenimenti.»
Il sindaco apparve compiaciuto.
«Certo! Sono troppo impazienti. Non capiscono che può anche essere necessario molto tempo, prima che possano rispondere ai nostri appelli.»
Kenniston capì allora che la fiducia di Garris non era affatto una finta. Malgrado la nuova rivelazione, tutt’altro che confortante, il sindaco era ancora fiducioso che vi fossero altri esseri umani sulla Terra.
Ma Hubble si fece cupo, quando udì la notizia.
«Un’altra città morta? Allora non c’è più alcun dubbio. La Terra dev’essere proprio assolutamente senza vita.»
«Devo ancora continuare a lanciare gli appelli per radio?»
Hubble esitò.
«Sì, Ken» disse poi. «Ancora per un poco. Non dobbiamo guastare la loro festa, questa sera.»
La festa della città, quella sera, ebbe l’insolito lusso della luce elettrica, fornita da un generatore portatile. Un’orchestra era stata collocata su una piattaforma e un vasto spazio era stato cintato per le danze. Kenniston si mescolò alla folla, con Carol, perché Beitz si era offerto di prendere il suo posto. Tutti lo conoscevano e lo salutavano, ma Kenniston osservò che non gli chiedevano più, ora, se i suoi appelli avessero avuto risposta.