«Stanno perdendo ogni speranza» confidò a Carol. «Temono che non ci siano altri esseri umani, e non vo­gliono pensarci.»

Kenniston cercò di trovare parole di conforto per Carol, al momento di lasciarla, ma non poté. Non c’era più conforto per nessuno. Dovevano tutti fronteggiare la real­tà, nella certezza, ormai, di essere gli ultimi sopravvissuti sulla Terra.

Si avviò lentamente attraverso le strade silenziose e vuote, per dare il cambio a Beitz. La Luna era già sorta e, attraverso la grande cupola, faceva cadere la sua luce di rame sulla piazza deserta. E poi, d’improvviso, Kenniston si fermò udendo uno scalpiccio di piedi in corsa e una voce che lo chia­mava.

«Signor Kenniston, signor Kenniston!»

Riconobbe subito Bud Martin, il padrone della rimessa nella vecchia Middletown. Il magro viso del giovane Bud era tutto eccitato, e le parole che diceva erano rapide e incoeren­ti, quasi incomprensibili.

«Signor Kenniston! Signor Kenniston! Ho visto un aero­plano passare sopra la cupola, molto in alto! Ma la sua for­ma... Sembrava piuttosto un grosso sommergibile, che un grosso aeroplano. Ma l’ho visto. Sono certissimo di averlo visto!»

Kenniston pensò subito che una cosa come quella avrebbe dovuto aspettarsela. Nella loro reazione all’amaro disingan­no, molti degli abitanti, c’era da aspettarselo, avrebbero cre­duto di vedere le altre persone viventi che tanto desideravano di vedere.

«Ma non ho udito niente, Bud» obiettò.

«Nemmeno io ho udito. Volava velocissimo e silenzioso, molto in alto. Ho appena fatto in tempo a vederlo.»

Kenniston guardò in alto, insieme a Bud. Guardarono per alcuni minuti, ma il cielo illuminato dalla Luna appariva freddo e deserto. Abbassò allora gli occhi.