«Sarà forse stata l’ombra di una nuvola, Bud. Non c’è nulla, nel cielo.»
Bud Martin si mise a imprecare; poi disse, con voce ferma: «Sentite, signor Kenniston, non sono una donnetta isterica! Ho visto qualche cosa, vi dico!»
Ciò ammutolì Kenniston. Per un momento i battiti del suo cuore gli salirono in gola. Era mai possibile? Fissò ancora il cielo, per lunghi minuti. Ma il cielo rimaneva deserto. Eppure la sua eccitazione non si calmava.
«Andiamo da Hubble» disse infine. «Ma non dite nulla a nessuno. Dare false speranze, in questo momento, sarebbe addirittura disastroso.»
Hubble stava, con McLain e Crisci, in una camera illuminata da una candela, ad ascoltare il loro resoconto sull’altra città morta che avevano trovato. Ascoltò le dichiarazioni di Bud Martin, e poi guardò Kenniston con occhi interrogativi.
«Io non ho veduto nulla» ammise Kenniston. «Ma attraverso la cupola, è difficile vedere alcunché, a meno che sia in linea perpendicolare.»
Hubble si alzò.
«È meglio che diamo un’occhiata fuori. Mettetevi i cappotti.»
Avvolti nei pesanti cappotti, tutti e cinque percorsero le strade silenziose fino alla porta, e uscirono all’esterno della cupola nella notte. Percorsero ancora un centinaio di metri sulla strada di cemento coperta di sabbia, e quindi si fermarono, esaminando il cielo. Il freddo era intenso. La grossa luna risplendeva con un duro chiarore di rame, che inondava di luce la cupola di Nuova Middletown.
Kenniston osservò con attenzione il cielo stellato. Le costellazioni erano molto cambiate, col passare delle epoche, ma alcune stelle si potevano riconoscere ancora. La deformata costellazione dell’Orsa Maggiore, l’alterata disposizione della Lira. Stelle individuali brillavano ancora di intenso splendore; Vega, per esempio, di un bianco azzurro, Antares, di un rosso fumoso, Altair, di un color oro limpido.