«Questa gente vedrà, d’ora in avanti, una quantità di cose» disse McLain, scettico. «Faremmo meglio a...»
«Ascoltate!» fece Hubble seccamente, interrompendolo e alzando una mano.
Kenniston udiva solo l’ululato del vento. Poi, debolmente, gli parve di udire un rumore pulsante che si alzava, si abbassava, si alzava nuovamente.
«Viene da nord» disse Crisci. «E sta ritornando verso di noi, ora...»
Tutti e cinque rimasero rigidi, attanagliati da un’emozione troppo grande per essere espressa a parole. I loro occhi scrutavano sempre il cielo. Il rumore pulsante si fece più forte.
«Questo non è un motore di aeroplano!» esclamò McLain.
Era vero. Kenniston lo aveva già capito. Non era né il rombo dei motori a combustione interna né il sibilo dei motori a reazione. Era una specie di ronzio profondo, che sembrava riempire tutto il cielo. Si accorse che il cuore gli martellava forte nel petto.
Crisci si mise d’un tratto a urlare, alzando le braccia. La videro tutti, quasi subito. Era una massa nera, allungata, che saettava rapidissima nel cielo, attraverso le stelle.
«Ma sta venendoci addosso!» gridò Bud Martin con quanta voce aveva.
In un batter d’occhio, quella cosa era divenuta una massa enorme, scura, che precipitava su di loro con la rapidità del fulmine. Ritornarono tutti di corsa verso la porta, scivolando e incespicando nella sabbia.