«Guardate!» urlò ancora Crisci. «Guardatela!»
Si volsero, non appena raggiunta la porta. Kenniston capì allora che la discesa di quella massa oscura su di loro, quasi che volesse schiacciarli, era stata solo un’impressione provocata dalla sua mole. Quella cosa, che non si capiva bene cosa fosse, con un ronzio altissimo si stava ora adagiando sulla pianura a mezzo miglio da Nuova Middletown. Una nuvola enorme di sabbia ne velò per un attimo la vista. Poi, quando la sabbia ricadde, la massa gigante riapparve nuovamente, adagiata nella pianura.
Kenniston vide subito che si trattava di un’aeronave. La descrizione di Bud Martin era stata molto efficace. Quella cosa sembrava infatti un sommergibile gigantesco, senza torretta, che si fosse in qualche modo arenato nella sabbia.
Il forte ronzio pulsante si era arrestato. Quella cosa misteriosa giaceva sotto la luce della Luna, grande, scura, assolutamente silenziosa. Tutti rimasero impietriti, ancora incapaci di muoversi.
«Un’astronave venuta da un altro mondo!» bisbigliò infine Kenniston. «Una nave spaziale!»
«Infatti, dev’essere così. Ma non vi sono reattori. Deve far uso di un’altra forza motrice.»
«Ma perché non escono, ora che sono atterrati?»
«Che sono venuti a fare, allora? Chi sono?»
Quella forma enigmatica rimaneva sempre immobile, silenziosa, come priva di vita. Poi Kenniston udì un clamore di voci che sorgeva dalla città, dietro di lui. Anche altri avevano visto e avevano diffuso la notizia. Tutti gli abitanti di Nuova Middletown cominciavano a riversarsi, eccitatissimi, verso la porta della città.
La figura tozza del sindaco Garris si avvicinò di corsa.