«Non ci è stato ancora possibile metterci in contatto con Washington» annunciò questi. «Non riusciamo a capire: le nostre chiamate rimangono completamente senza rispo­sta. Pare quasi che, all’infuori di Middletown, non vi sia altra stazione al mondo che trasmetta alcunché.»

Hubble gettò un’occhiata sul blocchetto dei suoi calcoli.

«Tutte queste circostanze confermano la mia ipotesi. Proprio così!»

«Ma che cosa pensate?» domandò Crisci, ansiosamen­te. «Quella bomba è esplosa su Middletown, anche se non ci ha colpito. Eppure sembra che tutto il mondo, all’infuori di Middletown, sia improvvisamente diventato muto!»

Kenniston, ancora impressionato da quanto aveva veduto sul viso di Hubble, attese che l’anziano scienziato dicesse lo­ro ciò che sapeva o pensava. Ma il campanello del telefono ri­suonò in quel momento, stridente.

Era l’apparecchio di comunicazione con il guardiano, al­l’ingresso dei laboratori. Hubble afferrò il ricevitore.

«Sì, lascialo entrare» rispose dopo un attimo, e appese. «È Johnson, l’elettricista che ci ha fatto dei lavori di ripara­zione» disse rivolto agli altri due. «Abita alla periferia del­la città.»

Quando Johnson entrò, Kenniston si accorse subito che quell’uomo era in preda a un folle terrore.

«Ho pensato che voi poteste saperlo» disse a Hubble. «Qualcuno deve pur dirmi che cosa è accaduto, altrimenti impazzisco! Ho un campo di grano, signor Hubble; è un campo abbastanza esteso, recintato da una siepe, e al di là di quella siepe vi è la fattoria del mio vicino.»

L’uomo cominciò a tremare.