La splendida luce proveniente dall’esterno inondava tutto l’ambiente, e quei tre uomini sembravano diventati di pietra.
Bertram Garris ritrovò alla fine la parola. Ma fu solo per ripetere le stesse parole di Gorr Holl, come Kenniston le aveva tradotte.
«Evacuazione?» disse poi. E ripeté: «Evacuazione?»
«Sopra un pianeta di un’altra stella» aggiunse Kenniston, lentamente. Aveva le labbra strette. Si piegò su Gorr Holl e gridò: «Ma di che cosa credono che siamo fatti?»
Gorr Holl si guardò attorno, guardò i loro visi, poi disse, imbronciato: «Ho paura di avere parlato troppo.» Ma quel suo broncio non appariva più convincente della sua sorpresa di poco prima.
Il sindaco Garris aveva cominciato a tremare. Un’ira furiosa si stava scatenando in lui, una furia sincera, che non aveva nulla a che fare coi suoi soliti atteggiamenti studiati. Guardò Magro e Gorr Holl con occhi accesi.
«Lo sapevano già sin da principio, quella donna e tutti gli altri» esclamò. «Sono venuti qui, fingendo di essere nostri amici, e nel frattempo, dietro le nostre spalle...» Si interruppe. La furia e il terrore lo soffocavano, soprattutto perché venivano subito dopo la gioia di poco prima. La sua voce si elevò ancor più di tono. «Dite loro, Kenniston, dite loro da parte mia... che, se credono che ce ne andiamo di punto in bianco dalla Terra verso qualche... qualche...» Si interruppe nuovamente incapace di spiegare ciò che voleva dire «... verso qualche altro dannato posto del cielo... ebbene, si sbagliano o sono pazzi!»
Hubble si rivolse a Kenniston.
«Domanda loro se è una cosa che fanno normalmente, questi Governatori. Voglio dire, questo cacciare le popolazioni da un mondo all’altro.»
Gorr Holl confermò la cosa.