«È proprio così» confermò Gorr Holl. «Ricordatelo, Kenniston.»
«Lo ricorderò. E... grazie.»
Se ne andarono, per recare il loro messaggio di sfida alla nave spaziale. E Kenniston li guardò, mentre se ne andavano, e il sindaco pure li guardò, mentre si udivano gli applausi della folla, che li accompagnarono fino alla porta della città.
«Mi spiace di averli chiamati imbroglioni» si rammaricò d’un tratto il sindaco. «Per tutti i diavoli! Sono certo più umani loro di tutta quella gente che si trova nella nave spaziale!»
Hubble fece un cenno affermativo.
«Il loro livello di cultura è più vicino al nostro. I nostri simili ci hanno invece troppo sorpassati. Tutto il loro modo di pensare è diverso dal nostro. Noi... insomma, siamo estranei alla nostra stessa razza.»
A Kenniston, gli applausi e la felicità degli abitanti di Middletown risuonavano ora come un’amara ironia. Se avessero saputo ciò che si progettava per loro...
Si volse a Hubble, accennandogli il sindaco.
«Vuoi tenerlo d’occhio tu per impedirgli di fare sciocchezze, e specialmente stai attento che non dica nulla a nessuno! Ascolterà te più di qualsiasi altro.»
«Sta bene, Kenniston» disse Hubble. «Ora va’ a riposare un poco. Hai lavorato molto, in questi ultimi giorni, e... tanto Varn quanto Lund non saranno qui prima dell’alba.»