«Sono sicura» disse «che col tempo capirete che cer­chiamo di servire unicamente i vostri migliori interessi.»

«I nostri migliori interessi?» gridò Garris, quando ebbe udito la traduzione. «Allora perché non ce lo avete detto sin da principio? Perché avete progettato tutto ciò alle nostre spalle?»

«Ve lo avevo detto che sarebbe stato meglio...» co­minciò Norden Lund, con un risolino ironico, rivolto alla donna.

«Discuteremo ciò più tardi!» lo interruppe seccamente quest’ultima. Kenniston poté vedere lo sforzo che ella faceva per dominare l’ira, mentre si rivolgeva direttamente a lui.

«Volevamo attendere finché si sarebbe potuto presentar­vi un piano completo di evacuazione, in modo da non turba­re troppo la vostra gente.»

«In altre parole» sbottò Kenniston, con ira «credevate di trattare con un mucchio di selvaggi nei confronti dei quali era necessario nascondere la verità?»

«Non vi comportate voi stesso proprio nel modo primiti­vo di cui parlate?» domandò Varn Allan. Ancora una volta lei si sforzò di reprimere la propria irritazione. Poi parlò di nuovo con calma, come se cercasse di spiegare la cosa a un bambino. «Una nave spaziale di esperti in evacuazione, è attualmente in viaggio verso la Terra, e dovrebbe presto arri­vare. Potranno accertare i bisogni del vostro popolo e trovare un mondo che sia adatto alle sue esigenze fisiche e psicologi­che. Cureremo che sia un mondo il più possibile somigliante alla vostra Terra di una volta.»

«Siete molto gentile davvero» disse Kenniston, ironico.

Gli occhi azzurri della donna lampeggiavano ora con aperta ostilità. Kenniston distolse gli occhi da lei perché Garris chiedeva la traduzione. Kenniston tradusse senza atte­nuare le espressioni dure della donna.

Nella sua indignazione, Garris dimenticò completamente l’oratoria. Gridava, addirittura.