«Se credono che noi ci muoveremo dalla Terra per andarcene in qualche altro pazzo mondo del cielo, si sbagliano di grosso! Spiegatelo loro bene, questo!»
Varn Allan apparve sinceramente sbalordita, quando Kenniston le tradusse le parole del sindaco.
«Ma non posso credere che vogliate rimanere esposti al freddo e ai pericoli di questo mondo morente!»
Kenniston notò che la rabbia e un’istintiva paura si facevano sempre più evidenti sul viso pallidissimo del sindaco. Del resto le sue reazioni erano identiche.
«Non riesce a crederlo?» proruppe Garris, parlando penosamente, con la gola attanagliata dall’emozione. «Non riesce a crederlo? Ascoltate ciò che dice! Abbiamo lasciato la nostra epoca. Abbiamo dovuto abbandonare la nostra città, le nostre case. Questo è abbastanza! È tutto ciò che possiamo sopportare, in una vita sola! Lasciare la Terra? Abbandonare il nostro mondo? No!»
Non parlava più con accenti oratori, adesso. Era come un uomo a cui fosse stato richiesto di morire.
Kenniston parlò a Varn Allan. Anche la sua voce era turbata, ora.
«Cercate di capire. Siamo nati sulla Terra. Tutta la nostra vita, tutte le generazioni prima di noi, sin dall’inizio...»
Non riusciva a mettere in parole quell’appassionato atto di fede nella Terra.
La Terra che Egli ha dato ai figli degli uomini...