La Terra, il suolo, i venti e le piogge, il sorgere e il morire delle generazioni, gli animali, gli alberi, l’uomo. Non si poteva dimenticare tutto ciò. Non si poteva rinnegare l’eredità di un mondo come se non fosse mai esistito.
Norden Lund si mise a parlare con Varn Allan, guardando con disprezzo gli uomini di Middletown.
«Vi avevo avvertita, Varn, che questi primitivi sono troppo emotivi per subire i metodi ordinari.»
La donna, con un’aria di turbamento negli occhi azzurri, non fece attenzione a Lund, e si rivolse a Kenniston.
«Dovete mostrare loro i fatti quali sono. La vita qui è impossibile, e perciò debbono andarsene.»
«Lo dica lei alla popolazione, questo!» disse il sindaco con voce soffocata. «No! Lo dirò io stesso!»
Si alzò e lasciò la sala del consiglio.
Nella sua piccola, grassoccia figura, vi era ora una inconsueta, curiosa dignità. Borchard, Moretti e gli altri lo seguirono. Anch’essi mostravano un istintivo timore, una istintiva avversione per ciò che era stato loro proposto. Uscirono sui gradini, e Kenniston e Hubble, insieme ai due venuti dalle stelle, li seguirono.
Fuori, sulla piazza, erano ancora ammassati migliaia di abitanti: operai, massaie, banchieri e contabili, vecchie e bambini. Erano ancora felici, e applaudirono con grida gioiose che echeggiarono fra gli edifici.
Il sindaco Garris afferrò il microfono dell’altoparlante.