"Perch' i' mi mossi, e a lui venni ratto:
E i diavoli si fecer tutti avanti,
Si ch' io temetti non tenesser patto.
E cosi vid' io già temer li fanti,
Ch' uscivan pattegiati di Caprona,
Veggendo se tra nemici cotanti.
I' m'accostai con tutta la persona
Lungo 'l mio duca, e non torceva gli occhi
Dalla sembianza lor, ch'era non buona."
"Tu lascerai ogni cosa diletta
Più caramente; e questo è quello strale,
Che l'arco dell' esilio pria saetta.
Tu proverai sì come sa di sale
Lo pane altrui, e com'è duro calle
Lo scendere, e 'l salir per l'altrui scale.
E quel, che più ti graverà le spalle,
Sarà la campagnia malvagia e scempia,
Con la qual tu cadrai in questa valle:
Che tutta ingrata, tutta matta ed empia
Si farà contra te: ma poco appresso
Ella, non tu, n'avrà rossa la tempia.
Di sua bestialitate il suo processo
Farà la pruova, sì ch' a te fia bello
Averti fatta parte per te stesso."
"Quando vivea più glorioso, disse,
Liberamente nel campo di Siena,
Ogni vergogna deposta, s'affisse:
Egli, per trar l'amico suo di pena,
Che sostenea nella prigion di Carlo,
Si condusse a tremar per ogni vena.
Più non dirò, e scuro so che parlo;
Ma poco tempo andià, che i tuoi vicini
Faranno sì che tu potrai chiosarlo."
[12]See Goldsmith's Traveller, towards the end.
[13]A silly practical joke, which has probably been often repeated in such parties, as it much resembles one told by Josephus respecting the young Hyrcanus. In fact, there is scarcely "a good thing" of this base class, which, on investigation, does not become apocryphal from too much evidence.
[14]See the Edinburgh Review, vol. XXX. p. 319.
"Se mai continga che 'l poema sacro,
Al quale ha posto mano e cielo e terra,
Sì che m' ha fatto per più anni macro,
Vinca la crudeltà, che fuor mi serra
Del bello ovile, ov' io dormì' agnello
Nimico a' lupi, che gli danno guerra;
Con altra voce omai, con altro vello
Ritornerò poeta, ed in sul fonte
Del mio battemmo prenderò 'l capello;
Perocchè nella fede, che fa conte
L'anime a Dio."