"Ma vedi là un'anima, ch'a posta,
Sola soletta verso noi riguarda;
Quella ne 'nsegnerà la via più tosta
Venimmo a lei:—O anima Lombarda!
Come ti stavi altera e disdegnosa,
E nel mover degli occhi onesta e tarda!
Ella non ci diceva alcuna cosa;
Ma lasciavane gir, solo guardando
A guisa di leon, quando si posa.
Pur Virgilio si trasse a lei, pregando,
Che ne mostrasse la miglior salita;
E quella non rispose al suo dimando,
Ma di nostro paese, e della vita
Cinchiese; e 'l dolce duca incominciava,
'Mantova'—e l'ombra tutta in se romita,
Surse ver lui del luogo, ove 'pria stava,
Dicendo, 'O Mantovano! io son Sordello
Della tua terra; e l'un l'altro abbracciava."

[22]Alluding, it is supposed, to the fact that Guido had forsaken poetry for philosophy, or preferred the latter so much above the former, as to think lightly of Virgil himself in comparison with Aristotle.

[23]He foretells Dante's own expulsion from his country within fifty months.

[24]The end of time, when their tombs were to be closed up.

[25]

"'O Tosco! che per la città del foco
Vivo ten' vai così parlando onesto
Piacciati di restare in questo loco:
La tua loquela ti fa manifesto
Di quella nobil patria natio,
Alla qual forse fui troppo molesto.'
Subitamente questo suono uscìo
D'una dell' arche: pero m'accostai,
Temendo, un poco più al duco mio.
Ed ei mi disse: 'Volgiti, che fai?
Vedi là Farinata, che s' è dritto.
Dalla cintola 'n su tutto 'l vedrai.'
Jo avea già 'l mio viso nel suo fitto;
Ed ei s' ergea col petto, e con la fronte,
Come avesse lo 'nferno in gran dispitto;
E l' animose man del duca, e pronte,
Mi pinser tra le sepolture a lui;
Dicendo: 'Le parole tue sien conte.'
Tosto ch' al piè della sua tomba fui,
Guardommi un poco, e poi, quasi disdegnoso,
Mi dimandò:—'Chi fur li maggior fui?'
Jo, ch' era d' ubbidir desideroso,
Non gliel celai, ma tutto gliele apersi:
Ond' ei levò le ciglia un poco in soso:
Poi disse:—'Fieramente furo avversi
A me, e à miei primi, e à mia parte,
Sì che per due fiate gli dispersi.'
S' ei fur cacciati, e' tornar d' ogni parte,'
Risposi lui, l' una e l' altra fiata,
Ma i vostri non appresser ben quell' arte.'
Allor surse alla vista scoperchiata
Un' ombra lungo questo infino al mento;
Credo, che s' era inginocchion levata.
D' intorno mi guardò, come talento
Avesse di veder, s' altri era meco;
Ma, poi che 'l sospicciar fu tutto spento,
Piangendo disse;—'Se per questo cieco
Carcere vai per altezza d' ingegno,
Mio figlio ov' è, e perchè non è teco?'
Ed io a lui: 'Da me stesso' non vegno;
Colui, ch' attende là, per qui mi mena,
Forse cui Guido vostro ebbe a disdegno.'
Le sue parole, e' l modo della pena
M' avevan di costui già letto il nome;
Però fu la risposta così piena.
Di subito drizzato gridò;—'Come
Dicesti, egli ebbe? non viv' egli ancora?
Non fiere gli occhi suoi lo dolce lome?'
Quando s' accorse d' alcuna dimora,
Ch ' io faceva dinanzi alla risposta,
Supin ricadde, e più non parve fuora.
Ma quell' altro magnanimo, a cui posta
Restato m'era, non mutò aspetto,
Ne’ mosse collo, ne’ piegò sua costa:
'E se,' continuando al primo detto,
'Egli ban quell' arte, disse, male appresa
Ciò mi tormenta più che questo letto.
Ma non cinquanta volte fia raccesa
La faccia della donna, che qui regge,
Che tu saprai quanto quell' arte pesa.
E se tu mai nel dolce mondo regge,
Dimmi, perchè quel popol è si empio
Incontr' a' miei in ciascun sua legge?'
Ond' io a lui; 'Lo strazio e 'l grande scempio,
Che fece 'l Arbia colorata in rosso,
Tale orazion fa far nel nostro tempio.'
Poi ch' ebbe sospirando il capo scosso,
'A ciò non fu' io sol, disse, nè certo
Senza cagion sarei con gli altri mosso;
Ma fu' io sol colà, dove sofferto
Fu per ciascun di torre via Fiorenza,
Colui, che la difesi a viso aperto.'
'Deh! se riposi mai vostra semenza!'
Prega' io lui, solvetemi quel nodo
Che qui ha inviluppata mia sentenza;
E’ par, che voi vegliate, se ben odo,
Dinanzi quel, che 'l tempo seco adduce,
E nel presente tenete altro modo.'
Noi veggiam, come quei, ch' ha mala luce,
Le cose,' disse, 'che ne son lontano;
Cotaato ancor ne splende 'l sommo duce:
Quando 's appressano, o son, tutto è vano
Nostro 'ntelletto, e s' altri non ci apporta,
Nulla sapem di vostro stato umano.
Però comprender puoi, che tutta morta
Fia nostra conoscenza da quel punto,
Che del futuro fia chiusa la porta.'
Allor, come di mia colpa compunto,
Dissi; 'Or direte dunque a quel caduto,
Che 'l suo nato è coi vivi ancor congiunto;
E s' io io' dinanzi alla risposta muto,
Fat' ei saper, che 'l fei, perchè pensava
Già nell' error, che m' avete soluto."

[26]There are few instances (notwithstanding his tremendous denunciations against bodies of men, the inhabitants of whole cities or states) in which Dante forgets courtesy towards individual sufferers; and, in general, he expresses the most honourable sympathy towards his very enemies, when he finds them such. In the case of Bocca degli Abati, who, at the battle of Monte Aperto, traitorously smote off the right hand of the Florentine standard-bearer, the patriotic poet shows no mercy; but having accidentally kicked him in the face as he stood wedged up to the chin in ice, he afterwards tears the locks from the wretch's head to make him tell his name;—forgetting, by the way, that in every other case the spirits were intangible by him, though they appeared to be bodily tormented.—Dell' Inferno, XXXII. And towards the friar Alberigo de' Manfredi, who, having quarrelled with some of his brethren, under pretence of desiring to be reconciled, invited them and others to a feast, towards the conclusion of which, at the signal of the fruit being brought in, a band of hired assassins rushed upon the guests and murdered the selected victims on the spot; whence arose a saying, when a person had been stabbed, that he had been served with some of Alberigo's fruit:—towards this wretch Dante (by an ambiguous oath and promise to relieve him from a crust of tears which had been frozen like a mask over his face), having obtained his name, behaves with deliberate inhumanity, leaving him as he found him, with this cool excuse,—

"E cortesia fu lui esser villano."

"'Twas courtesy to play the knave to him."

Dell' Inferno, canto XXXIII.